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VIVALDI, Le 4 Stagioni, Biondi, l'Europa Galante, OPUS 111, vs ...

L'ascolto contemporaneo di più incisioni del capolavoro vivaldiano mi spinge a fare il punto sulle edizioni consigliabili (compito per il quale devo accusare, nel mio caso, l'eccesso dei fini rispetto ai mezzi): anche perchè, di recente, si è assistito ad un fiorire, più o meno giustificato, di incisioni cd. "di riferimento". Una di queste è, appunto, l'interpretazione di Biondi. La quale, pur osannata da certa critica discografica, non mi ha convinto del tutto. Premetto di essere un fan di Biondi e del suo ensemble l'Europa Galante, che ho anche avuto occasione di ascoltare, oltre che in disco, dal vivo, suscitandomi grande interesse ed ammirazione per l'approccio interpretativo "danzante" di alcuni concerti dell'Op.3. A voler tacere la meritoria (ri)scoperta di alcuni misconosciuti capolavori del barocco italiano. Eppure, nella 4 Stagioni, Biondi non mi convince, Rimane, infatti, il dubbio che questo celeberrimo brano venga scambiato per una palestra di anabolizzati virtuosi, teatro di sfide violinistiche all'ultimo sangue. Per lo stesso motivo mi terrei alla larga dall'edizione DIVOX con Cermignola ed i Sonatori della Gioiosa Marca, per la quale l'aggettivo "superficiale" non pare immeritato. Eviterei, infine, anche le edizioni "sinfoniche" delle 4 Stagioni, ampiamente superate ed anche sconfessate dai recenti approcci filologici. Ed allora, quale incisione? La prima che mi viene in mente è quella dei mitici Musici su PHILIPS, sicuro approdo degli eterni dubbiosi, indispensabile mezzo per conoscere un approccio alla musica barocca ormai superato, ma tutt'altro che da buttare via, ed imprescindibile viatico per capire ciò che è accaduto dopo. Il "dopo" non può che essere la celeberrima (ma, forse, precocemente dimenticata) interpretazione di Harnoncourt su TELDEC. Prescindendo, infatti, da alcune peculiarità interessanti, ma, tutto sommato, marginali (p.e. l'uso dell'organo al basso continuo, invece del clavicembalo), il fascino della visione di Harnoncourt risiede nel rispetto del complessivo impianto formale delle 4 Stagioni, pur lasciandosi ampio spazio al profilo descrittivo (quasi di musica "a programma"). Il tutto senza cadere nel facile effettismo. L'unica "nota stonata" per il mio particolare gusto è la velocità francamente eccessiva del movimento centrale dell'Inverno. In conclusione, senza alcuna pretesa di verità assoluta, ritengo che l'abbinata Musici-Harnoncourt consenta un approccio sufficientemente completo al capolavoro vivaldiano, rendendone ampiamente consigliabile l'acquisto. La storica (anni '60) incisione PHILIPS è, come altri prodotti coevi, molto gradevole. Quella TELDEC, più recente, rende bene anche in un impianto trasparente-aperto come il mio, senza manifestare alcuna freddezza. Insomma, anche sotto il profilo tecnico, dei prodotti veramente per tutti! Buon ascolto.

Lorenzo D'Angelo

 

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