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JOHANNES
BRAHMS
Concerto
per pianoforte e orchestra n. 1 in re minore op. 15
MAURIZIO
POLLINI , piano
Berliner
Philarmoniker
CLAUDIO
ABBADO, dir.
Disco
Deutsche Grammophon 447041-2
Quest'opera giovanile di Johannes Brahms, caratterizzata da una profonda e rassegnata malinconia (influenzata, sembra, dal dolore per la recente malattia dell' amico Robert Schumann), ma anche dagli slanci romantici tipici del primo Brahms (che non ritroveremo più cosi sinceri e immediati nella fase matura del compositore), è di grande bellezza e può facilmente coinvolgere emotivamente anche l'ascoltatore meno preparato. Pollini accompagnato da Boehm sul podio della Filarmonica di Vienna, incise questo concerto per la DG una prima volta nel 1980; fu una bella incisione che però non mi fece dimenticare, né quella di Rudolf Serkin con George Szell e l'orchestra di Cleveland, né tanto meno, quella di Emil Gilels con Eugen Jochum e i Berliner Philharmoniker: due straordinarie interpretazioni, per certi versi opposte, ma caratterizzate entrambe da una perfetta affinità interpretativa tra solista e direttore. Ora la casa tedesca ci ripropone, dopo quasi vent'anni, di nuovo il concerto n.1 op.15 di Brahms con un Pollini nel pieno della sua maturità artistica, accompagnato da un Abbado che dirige i Berliner, un'orchestra di comprovata eccellenza nell'esecuzione della musica di Brahms. Io credo che si tratti di un risultato artistico di portata storica che per molto tempo costituirà un riferimento assoluto, nella storia discografica di questo concerto. Ma veniamo all'esecuzione: l'attacco iniziale ha un qualcosa di "apocalittico" che investe l'ascoltatore coinvolgendolo senza possibilità di scampo. Merito di Abbado? Merito di quella perfetta "macchina da guerra" che è la Filarmonica di Berlino? Non saprei, di sicuro ascoltando mi è apparso per un attimo il fantasma di Fourtwangler. Dramma e potenza sono gli elementi principali di questo primo tema, e Abbado ce lo dispiega magnificamente, con uno slancio e un abbandono esaltanti. Terminata la lunga introduzione orchestrale entra il pianoforte, il quale, dà inizio a un complesso dialogo con l'orchestra; da qui germoglia un continuo alternarsi di frasi brevi fra solista e orchestra, che ci conduce più vicino ad un clima Romantico, non propriamente brahmsiano, visto che in questo concerto l'autore tende più alla Forma Beethoveniana. Il carattere drammatico, alternato a momenti di rara purezza espressiva che caratterizzano questo primo movimento mette a dura prova gli interpreti, soprattutto per la difficoltà di fondere gli impasti sonori: ora grandiosi e potenti (e qui Pollini sfodera una qualità di suono profondo e solenne creando un meraviglioso affresco dalle tinte dense e crepuscolari); ora intimi e dolci, e in questo caso il grande pianista raggiunge quelle colorazioni e sonorità organistiche tanto care a Brahms. Il tutto è supportato e dominato dal controllo severo e assoluto della bacchetta di Abbado; del resto non dobbiamo aspettarci da questi due grandi artisti, sentimentalismi e facili abbandoni. L'Adagio ci riporta in un clima di nostalgica rassegnazione, il tema esposto da violini, viole e fagotti è di una morbidezza e leggerezza strumentale di rara bellezza, ciò che conferma lo stato di grazia raggiunto dal direttore milanese con l'orchestra berlinese. Successivamente il pianoforte riprende amplificando il tema, prima esposto,con una frase non meno espressiva del pianoforte, che si discioglie in frasi delicate, quasi di rassegnato abbandono, alternate ad altre piene di slanci di passione, per poi ritrovare alla fine un clima di dolcezza infinita. E' uno dei magici momenti di Pollini che gli permettono di far sgorgare dalle sue dita sonorità le sfumature brahmsiane più squisitamente tenui e pastose che io conosca. Nel terzo tempo, solista e direttore non impostano affatto la loro esecuzione su quel virtuosismo trascendentale, che è tanto caro a coloro che necessitano dell'applauso delirante, ma percorrono con spontanea freschezza questo Rondò finale senza alterarne quei contenuti di velata tristezza che caratterizzano questo bellissimo primo concerto brahmsiano.
Francesco Ruaro
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