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Robert Schumann
Quintetto per pianoforte e archi in mi bemolle maggiore, op.44
Quartetto Borodin
Mikhail Kopelman 1 Violino
Andrei Abramenkov 2 Violino
Dmitri Shebalin Viola
Valentin Berlinsky Violoncello
Sviatoslav Richter Pianoforte
Disco TELDEC - 0630-18253-2
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Credo accada ai "dilettanti" della musica,che, brani amati e conosciuti
vengano per magia riscoperti attraverso una particolare interpretazione. A
me è capitato per il Quintetto in mi bemolle maggiore op. 44 di Robert
Schumann eseguito dal quartetto Borodin con Sviatoslav Richter al
pianoforte. Su Richter, inarrivabile interprete schumanniano, si sono
prodigate in meritate lodi le penne dei più acuti critici e storici
dell'interpretazione musicale, facile quindi supporre, che anche con questa
esecuzione ci avrebbe dato una straordinaria quanto unica lettura di questa
opera schumanniana; a me non resta dunque che constatare che le attese non
sono andate deluse, anzi...
Il Quintetto op. 44 è un'opera cameristica tra le più amate del periodo
Romantico, nella quale, Schumann assegna al pianoforte un ruolo di guida
spirituale anziché di dominante e protagonista. Richter e i membri del
Borodin, sin dall'inizio, ne rivelano quella matrice di sognante lirismo che
caratterizza in modo indimenticabile tutta quest'opera. Altri interpreti
hanno prestato a questo -Allegro brillante- iniziale slancio e vigore: gli
Hagen, per esempio, con Peter Gulda al piano, nella loro elettrizzante
esecuzione (incisione DG) ne danno un'eloquente esempio. Ben lontani da
questa visione interpretativa, Richter e il quartetto Borodin ci
accompagnano nei labirinti dell'appassionato animo schumanniano con toccante
malinconia, a tratti talmente coinvolgente da toccare punte espressive che,
usando le parole di Schumann, "permettono di interloquire con l'aldilà". E'
un labirinto nel quale le angosce affiorano improvvise come all'inizio dello
Sviluppo, quando pianoforte e violoncello dilatano le sonorità creando un
senso di smarrimento dal quale, dopo poche battute di passaggio, scaturirà
una "galoppata nella notte" che soltanto le mani di Richter potevano
dipingere così bene, e che terminerà alla battuta 209 nella luminosità della
Ripresa. Le emozioni più intense comunque i Nostri ce le riservano nel
secondo movimento -In modo d'una marcia. Un poco largamente-: sostenuti dal
pianoforte, gli archi del Borodin ci introducono in un mondo crepuscolare
dove si svolge un commovente dialogo tra il pianoforte di Richter, il
violino di Mikhail Kopelman e il violoncello di Valentin Berlinsky. E' una
breve parentesi di struggente lirismo prima di conoscere l'Agitato (forse
uno dei momenti più toccanti di questo quintetto), nel quale questi
straordinari artisti si propongono a noi con forza dirompente e coinvolgente
svelandoci gli angoli più nascosti della poetica romantica schumanniana.
Nello Scherzo poi, nessun abbandono febbrile ma la testimonianza di una
coerenza con lo spirito di severa intensità dei primi due movimenti, con un
Richter solenne e solido custode della struttura portante di questa pagina
cameristica. Nell'Allegro ma non troppo finale, il pianoforte attacca con
sorprendente slancio dando vita a un dialogo serrato con gli archi del
quartetto, uno slancio che ben presto si svilupperà delineando una struttura
più "sinfonica" che cameristica, logico e perfetto coronamento alla poderosa
architettura che contraddistingue questa magnifica opera di Robert Schumann.
Richter incise questo quintetto nel 1994, pochi anni dopo ci lasciò: non è
difficile individuare quell'evoluzione spirituale che lo portò verso una
sempre maggiore interiorizzazione delle pagine musicali da lui amate.

Francesco Ruaro

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