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Concerto per Piano e Orchestra n.1 in mi minore op.11
Solista e Direttore Krystian Zimerman
Polish Festival Orchestra
Disco Deutsche Grammophon 459684-2
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Nel 1979 la Deutsche Grammophon pubblicò i due concerti per piano e
orchestra di Frédéric Chopin eseguiti al pianoforte da Krystian Zimerman,
accompagnato dal nostro Carlo Maria Giulini sul podio della Los Angeles
Orchestra. Il pianista polacco, allora poco più che ventenne, interpretò
questi due concerti chopiniani con freschezza giovanile, sfoderando una
precisione tecnica non comune, che faceva presagire la futura statura del
grande interprete che oggi conosciamo. Nel 1999 la Deutsche Grammophon
ripropone nuovamente i due concerti chopiniani sempre con Zimerman, questa
volta nella duplice veste di solista e direttore, accompagnato dalla Polish
Festival Orchestra. Riferendomi a quest'ultima edizione mi soffermerò sul
primo dei due concerti, l'op. 11 in mi minore, senz'altro quello che
maggiormente mi ha incuriosito, in particolare per la sensibile differenza
nella durata dei movimenti iniziali: 19,55 - 10,39 - 9,40 nell'edizione del
1979, contro i 24,25 - 12,35 - 9,35 della più recente, non poco. Il timore
che il dilatare dei tempi, in particolare del primo (Allegro maestoso),
potesse allentare la tensione emotiva, qui con Zimerman si rivela
felicemente infondato. Al contrario in breve tempo l'ascoltatore ha la
sensazione di percorrere la partitura osservandone ogni angolo più nascosto,
senza che nulla sfugga al suo sguardo. Una esecuzione, questa, che sta
all'opposto di quella energica e monumentale di Gilels - Ormandy, e che non
ha la foga travolgente di quella di Rubinstein - Barbirolli del 1936. Con
Zimerman entriamo infatti nella sfera di un romanticismo narrativo e
sognante, spinto a volte a scandagliare negli strati più profondi della
partitura, e teso a toccare gli orizzonti estremi della poetica chopiniana,
soprattutto nella ricerca espressiva per rendere al meglio ogni singola
frase e nota della pagina musicale. Apprezzabile non poco la sua direzione
orchestrale: la scelta di un organico strumentale ridotto, a vantaggio di
una maggior trasparenza nel tessuto sonoro, ha reso l'accompagnamento meno
"fragoroso", e ha invece puntato su una particolare morbidezza
strumentale.
Quest'ultima ci consente di ammirare delle raffinate qualità timbriche sin
dall'ampia introduzione orchestrale, dalla quale subito si può riconoscere
con chiarezza quale sarà la visione interpretativa di Zimerman.
Sin dalla sua entrata le magiche dita del grande solista disegnano ogni
frase con grande respiro, decantando ogni nota con amabile dolcezza: si
tratta di momenti di toccante poesia e Zimerman ce li offre con delicatezza
commovente come quando dialoga con il corno (batt. 229 - 238), o come quando
contrappone accelerazioni virtuosistiche dalle minutissime sfumature
dinamiche ad abbandoni melodici di incantevole lirismo: contrapposizioni che
sono l'essenza della musica chopiniana e che Zimerman sa emotivamente
controllare senza lasciarsi travolgere da una pur giustificabile foga
romantica. E' difficile non rimanere ammirati dalle capacità di questo
interprete, nel saper rivelare, attraverso l'interminabile gradevole
lunghezza di questo primo movimento, l'inimmaginabile semplicità della
poesia chopiniana.
Nella Romanza - Larghetto (secondo movimento), dopo una breve esposizione
tematica dell'orchestra, le due idee principali vengono affidate alle mani
del pianista che ne dispiega dolcemente la melodia con grazia e tenerezza,
facendone risaltare sia l'elemento espressivo che quello decorativo, specie
nell'ultima parte, nel tratto ornamentale del pianoforte (da battuta 105
alla fine). Questa forse è tra le interpretazioni che io conosco quella più
vicina al carattere di questa Romanza così descritta da Chopin in una
lettera a Tytus Woyciechowski: "E' una Romanza calma e malinconica. Deve
dare l'impressione di un dolce sguardo verso luoghi che ci evocano mille
ricordi incantevoli. E' come una fantasticheria per il bel tempo di
primavera. Ma al chiaro di luna". Ed eccoci al Rondò: è un finale che
mette
a dura prova le capacità tecniche del pianista al quale si richiedono, tra
le altre doti, sicurezza e scorrevolezza di tocco, qualità che sono proprie
in sommo grado di Zimerman, e che gli permettono ammirevoli e entusiasmanti
volate e passaggi in ogni ritornello di questo Rondò; e che nel tratto
centrale ( batt. (170 - 206) gli permettono di disegnare l'episodio di
carattere popolaresco, simile a una danza campestre, in modo talmente
immediato e spontaneo che ci pare quasi di parteciparvi. Un'ultima gradita
sorpresa Zimerman ce la riserva poco più avanti, nell'episodio
"brillante"
della stretta finale, nel quale il pianista polacco sfodera uno
straordinario virtuosismo, fatto non soltanto di bravura digitale, ma di un
particolare abbandono, dettato da un forte slancio interiore. Tale slancio
corrisponde al desiderio di affermare che nella musica di Chopin va
necessariamente esaltata l'ispirazione lirico - poetica, che è poi la
matrice unica e irrinunciabile della sua musica. Francesco Ruaro
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