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Il salotto napoletano dalla Rivoluzione alla Restaurazione

Opus 111 – DDD

 

Fra la fine del Settecento e la prima parte dell’Ottocento un particolare fermento percorse la vita musicale di Napoli. Durante questo periodo, infatti, le famiglie benestanti facevano a gara per accogliere, nelle proprie case, compositori e cantanti più o meno affermati, ospitandoli spesso a tempo pieno. La presenza di numerosi circoli ed accademie, dove venivano eseguiti arie, duetti e pezzi per pianoforte, completava questo particolare fenomeno.

Il tutto godeva del supporto di case editrici, come Girard e Cottreau, che pubblicavano periodicamente spartiti sempre nuovi. Un cd della Opus 111, intitolato Il salotto napoletano dalla Rivoluzione alla Restaurazione, raccoglie una serie di brani che forniscono un’idea esauriente di ciò che rappresentò questo genere artistico finora scarsamente approfondito. Scorrendo le diverse composizioni si ricava che gli argomenti trattati erano in prevalenza di natura sentimentale ma non mancavano riferimenti alle bellezze paesaggistiche ed a elementi folcloristici. Dal punto di vista musicale, la maggior parte dei pezzi non aveva grosse pretese, anche se talora spuntavano piccoli gioielli come Te voglio bene assaje, sulla cui paternità tuttora si dibatte. A dispetto dell’apparente disimpegno, i brani costituivano comunque dei veri e propri trampolini di lancio per cantanti e autori alla ricerca di affermazione. Non deve quindi meravigliare il fatto che musicisti all’epoca molto noti, come Dohler, Zingarelli, Paer, Crescentini e Ricci, dedicassero parte delle loro energie a questo tipo di composizioni. Il cd della Opus 111 si segnala, inoltre, per l’elevato livello degli interpreti, a cominciare da Roberta Invernizzi, soprano di fama internazionale, specialista nel repertorio di musica antica. Non le è da meno il mezzosoprano Lucia Naviglio che la affianca nei numerosi duetti, a cominciare dal frizzante Tiritomba che apre il disco. Quanto al tenore Rosario Totaro, la sua versione di Te voglio bene assaje è straordinaria, essendo allo stesso tempo delicata e passionale. Il compito di accompagnare al pianoforte i cantanti è svolto, con la solita bravura, da Francesco Caramiello che è impegnato anche nell’esecuzione di alcuni brani solistici come Veder Napoli e poi morire di Dohler. In conclusione un disco che testimonia la varietà di offerta musicale che contraddistingueva la città di Napoli quando era la capitale del Regno delle due Sicilie.


Marco del Vaglio

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