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No, no, non ci siamo. La curiosità piena di speranza con cui attendevo l’uscita della prima registrazione integrale dei concerti per pianoforte e orchestra di Mozart si è risolta in delusione dopo il primo ascolto dei CD, e l’impressione non è cambiata di molto dopo ascolti più approfonditi, anche se ho saputo scorgere qualità che alla prima non avevo avvertito.
Prima qualità, e avvertita da subito, è l’interpretazione di Mr. Bilson; egli mostra di saper sfruttare al meglio la sonorità del suo strumento, un fortepiano copia esatta di quello appartenuto al Wunderkind salisburghese, esaltandone le doti di leggerezza e precisione timbrica (evidenti soprattutto nel registro basso) nelle deliziose ornamentazioni improvvisate, e nelle bellissime cadenze (improvvisate solo nel caso manchino quelle originali scritte da Mozart); certo, l’esecuzione può apparire più debole nei tempi lenti, dove manca la risonanza profonda dei moderni pianoforti, quasi aura mistica di armonici che circonda le note fondamentali degli accordi, ma bisogna tener presente appunto la diversa conformazione dello strumento, e a mio parere i guadagni che l’uso del fortepiano rende in fatto di chiarezza, leggerezza e agilità, ma anche di sublime levità nel rendere le melodie più belle della melanconia mozartiana, compensano largamente quest’unico difetto.
Altro punto di forza, la direzione di Gardiner; egli resiste all’inspiegabile smania di accelerazione che sembra contagiare tutti i direttori specializzati in esecuzioni “filologiche” del periodo barocco, restituendo così per intero tutta la suggestione della “sublime lunghezza”, ch’è appunto la caratteristica più seducente –e notata dai contemporanei fin dal suo primo apparire- della melodia mozartiana, senza per questo cadere nella tentazione opposta, come fanno certi direttori “alla Karajan”, quasi a cercare di spremere da ogni singola nota un significato profondo, “ultimo”, che si dovrebbe rivelare “fermando” la musica.
Purtroppo –e qui veniamo ai difetti- l’orchestra non si mostra all’altezza dell’acume interpretativo di Gardiner; certo, molto stylish, niente da dire, ma spesso superficiale e un po’ meccanica; gli archi in particolare hanno un suono legnoso, la dinamica del suono, caratteristica fondamentale dell’orchestra e della tecnica di composizione dei tempi di Mozart, non è per niente curata (basta ascoltare poche note di una sinfonia di Mozart eseguita dalla splendida orchestra di Pinnock per rendersi conto di ciò che manca a questa esecuzione). Decisamente migliori mi sono parsi i fiati, dai timbri eccezionalmente vividi e corretti nell’esecuzione, e non è poco, vista la tanta parte assegnata ad essi nei concerti della maturità.
E veniamo all’ultima pecca, che mi ha colpito in modo particolare trattandosi di CD Archiv: la cattiva qualità della registrazione. Il suono appare in genere ovattato e secco, la dinamica è mal riprodotta, la risonanza appare ridotta, cosa che penalizza in particolare lo strumento solista, che non ha la profonda risonanza naturale di un pianoforte.
Insomma, l’ascolto di questi CD mi è stato utile, e penso possa esserlo anche per altri, per avere una conoscenza completa dell’opera pianistica del grande Salisburghese; tuttavia, per l’acquisto di un’interpretazione “di riferimento” dei più belli, attenderò (e spero lo faccia presto) che Pinnock vi si cimenti, già sicuro del risultato.
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