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Matilde Capuis rappresenta una figura di spicco nell’ambito della musica italiana del Novecento. Nata a Napoli nel 1913, ha iniziato gli studi musicali a Venezia con il maestro Gabriele Bianchi, per poi completarli al Conservatorio “L. Cherubini” di Firenze. Successivamente ha approfondito le sue conoscenze, per quanto riguarda la materia compositiva, frequentando i Corsi di Perfezionamento della Accademia Chigiana di Siena, sotto la guida del maestro Vito Frazzi. Queste solide basi le hanno permesso di eccellere in diversi settori della musica classica, come compositrice, solista e docente. Risiede da molti anni a Torino, dove recentemente ha ricevuto il “Premio S. Giovanni”, prestigioso riconoscimento che il sindaco consegna ai concittadini che si sono distinti nel mondo.
La sua produzione comprende soprattutto musica da camera e le principali case editrici del settore (Curci, Carisch, Zanibon, Berben, Forlivesi e Scomegna) hanno pubblicato suoi lavori. Ma la compositrice italiana è nota soprattutto in Germania, anche perché dal 1994 la casa Furore-Verlag di Kassel, specializzata nella divulgazione di brani scritti da compositrici, ha acquisito tutte le partiture inedite della Capuis per pubblicarle.
Da allora il suo nome ha cominciato a circolare e nel 1995 si è costituito anche il Duo Capuis, formato dalla pianista Krista Kern e dalla violoncellista Gabriele Derendorf. Proprio queste ultime hanno inciso per la casa discografica Corona due cd rivolti alla musica per violino e pianoforte di Matilde Capuis.
Il primo disco, che raccoglie tre sonate per violoncello e pianoforte, si apre con la Sonata n.1 in do minore, una piccola gemma di musica da camera, premiata nel 1952 a Genova nell’ambito di un concorso internazionale.
Essa riassume l’universo musicale dell’autrice poichè nei primi due movimenti appare fortemente ancorata ad un romanticismo di stile brahmsiano, mentre nel terzo è la musica del Novecento ad emergere nelle sue istanze più moderate.
A seguire troviamo la Sonata n.2 in re minore, percorsa da una vena malinconica affidata soprattutto al violoncello, mentre il brano conclusivo, la Sonata n.3 in fa diesis minore, è caratterizzato da un’atmosfera sognante che termina con un invito ad un moderato ottimismo.
Il secondo cd comprende altre due sonate, n.4 in sol maggiore e n. 5, insieme ad altre composizioni che sono, in ordine di esecuzione, Elegia, Tema variato, Ballata e Animato, scritte in tempi molto diversi (Animato risale addirittura al 1939).
Analizzando entrambi i cd si può affermare che il violoncello sembra essere lo strumento prediletto dalla Capuis. E, se ascoltiamo attentamente i diversi brani, notiamo come quelli composti in anni recenti sono molto più tristi in confronto a quelli di mezzo secolo fa, dove la malinconia era presente, ma in forma abbastanza velata. Abbiamo l’impressione, quindi, che il violoncello rappresenti la voce stessa della compositrice e che, tramite i suoni di questo strumento, ora decisi, ora romantici, ora struggenti, ella ci voglia trasmettere i suoi pensieri più reconditi.
Dal punto di vista stilistico, la Capuis mostra di prediligere l’Ottocento, rimanendo comunque aperte alle istanze del Novecento senza però mai sconfinare nell’atonalità. Una posizione forse unica nel panorama italiano, frutto di una sviscerata e lacerante passione per la musica in quanto tale, che ritroviamo sempre nei suoi lavori, siano essi di lunga o breve durata. Ciò spiega perché la Capuis sia più apprezzata all’estero che nel nostro paese dove, anche in campo musicale, si segue la moda del momento e la modernità è speso utilizzata come alibi per mascherare vistose carenze formative.
Composizioni così intense abbisognano di interpreti di grande sensibilità ed il “Duo Capuis”, formato dalla violoncellista Gabriele Derendorf e dalla pianista Krista Kern, appare il più adatto a svolgere questo difficile compito.
La loro esecuzione denota, oltre ad un perfetto affiatamento, frutto di una lunga collaborazione, la capacità di tradurre fedelmente l’intensità emotiva presente nelle diverse partiture
In conclusione due cd che si distinguono per l’elevato valore della musica e delle interpreti e che, speriamo, possano contribuire ad accrescere la notorietà di Matilde Capuis nel nostro paese, affinchè il premio da poco ricevuto non rimanga un episodio isolato.
Marco del Vaglio
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