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CIPRIANO DE RORE: Passione secondo S. Giovanni

Deutsche Harmonia Mundi – DDD

 

Il fiammingo Cipriano de Rore è considerato il più grande madrigalista del Cinquecento. Nato a Mechelen, probabilmente nel 1516, trascorse gran parte della sua vita in Italia, iniziando la carriera a Venezia, dove era cantore nel coro della basilica di S. Marco ed allievo del connazionale Willaert. In seguito, Ercole II lo chiamò a  Ferrara in qualità di maestro di cappella, posto ricoperto fino alla morte del nobile, poiché il successore del duca non ritenne di confermare l’incarico al musicista.

In quel momento Rore stava soggiornando nel paese natìo, dove Margherita d’Asburgo, sposata in seconde nozze con Ottavio Farnese, svolgeva mansioni di reggente. Ella lo prese al suo servizio e, in seguito, lo portò con sé a Parma, dove l’autore rimase, a parte un breve periodo veneziano, fino alla morte avvenuta nel 1565.

La produzione di Cipriano de Rore comprende brani profani e sacri. Ai primi appartengono nove libri di madrigali, a quattro e a cinque voci, che costituirono un punto di riferimento per tutti gli autori dell’epoca.

La loro diffusione fu facilitata dal fatto che ogni brano era stampato su un’unica pagina (partitura) e non diviso in un numero di fogli pari a quello degli interpreti come solitamente accadeva in quel periodo.

Riguardo ai pezzi sacri, meno noti ma altrettanto rimarchevoli, ricordiamo diversi mottetti, due messe ed una Passione secondo S. Giovanni.

A quest’ultima composizione, scritta fra il 1544 ed il 1557 a Ferrara, è rivolto un bellissimo cd della Deutsche Harmonia Mundi.

Il brano di Rore segue, nella struttura, la tipica passione gregoriana, con la presenza di figure ben determinate, che si riassumono nell’evangelista narrante, nel Cristo, nelle folle o turbae e nei personaggi minori o soliloquentes.

Il contenuto musicale è, invece, polifonico e non potrebbe essere altrimenti, visto che il suddetto stile era allora in piena espansione.

Ne scaturisce un lavoro unico nel suo genere, capace di conciliare mirabilmente l’ascetismo gregoriano con l’esuberanza della polifonia, tenuta per molto tempo lontana dai testi pasquali in quanto ritenuta troppo sfarzosa per descrivere eventi tragici.

Concludiamo con un cenno alla splendida interpretazione dell’Huelgas Ensemble, diretto da Paul van Nevel, che segue fedelmente lo spirito della composizione e fornisce un’esecuzione suggestiva, creando un’atmosfera che riporta indietro nel tempo e ci fa immaginare di essere alla corte ferrarese nel 1557.

 

Marco del Vaglio

 

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