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PIANO NEWS

 

 

 

 

Prof. Claudio Pedrazzini

 

 

La nostra rassegna si apre con un CD (LYS 270) di produzione francese, contenente musica francese interpretata da artisti francesi tra i più illustri vissuti nel nostro secolo, da tempo scomparsi ma ben presenti perché indimenticabili. E visto che parliamo della Francia, aggiungiamo pure che queste interpretazioni, se fossero piatti, ci verrebbero presentati dal mâitre quali raffinatezze dell’haute cuisine française; se poi lo stesso aggiungesse anche i nomi degli chefs che hanno preparato queste prelibatezze, sobbalzeremmo sulla sedia. Fuori di metafora: il direttore é Charles Munch, i pianisti Alfred Cortot, Jacques Février, Jaqueline Blancard: un estratto del Gotha dei musicisti francesi degli anni tra le due guerre.

Il CD é totalmente dedicato a Ravel, in particolare al Concerto in Re maggiore per la mano sinistra; troviamo ben tre interpretazioni di cui la più nota é senza dubbio quella di Alfred Cortot, registrata al Théâtre Pigalle il 12 Marzo 1939, già vista in altri CD (per esempio il Pearl GEMM CD 9491, splendida antologia di musica francese interpretata da Cortot accompagnato da varie orchestre e direttori; l’EMI 7243 5 65499-2, altra eccellente - ed economica - antologia totalmente dedicata a Ravel). Questo CD risponde in modo esauriente alla domanda su come venisse interpretata in Francia questa musica quando il suo autore era ancora in vita o subito dopo la sua scomparsa; si tratta dunque di interpretazioni che si possono definire DOC, e che sono senza dubbio di riferimento. Come sappiamo, il Concerto in Re, commissionato da Paul Wittegenstein, ebbe una partenza travagliata perché il dedicatario, pianista di seconda scelta, non era in grado né di coglierne la raffinatezza né, tanto meno, di suonarlo in maniera almeno decente, tanto che di esso eseguiva una sua versione semplificata, azione che offese Ravel, che mai perdonò questo sfregio alla sua musica. Questo CD testimonia come, nei tardi anni Trenta e all’inizio del successivo decennio, in Francia, chi sapeva suonare veramente il pianoforte il Concerto lo interpretava semplicemente com’era scaturito dal genio di Ravel. La direzione di Munch é eccellente; naturalmente si colgono qua e là nelle tre versioni alcune differenze che vanno al di là della sfumatura interpretativa, dovendosi ammettere che la visione che dell’opera aveva Munch era più drammatica rispetto a quella di quei tre pianisti, che a loro volta, com’è naturale, la sentivano in modo diverso: quella di Jaqueline Blancard, raccolta nel Gennaio del 1938, quindi un mese dopo la dipartita dell’Autore, mi pare la versione più "tranquillizzante" di un lavoro caratterizzato da un’alta drammaticità che l’iniziale trenodia sottolinea. La versione di Cortot, che é la più nota - almeno da noi -, é pregnante di poesia interpretativa unica, marchio indelebile di ogni registrazione del Maestro; proprio per questo motivo non disturbano più di tanto le note sbagliate, che sono francamente tante. Questa interpretazione irritò non poco Ravel, che si era ovviamente accorto che Cortot suonava il Concerto non con la sola sinistra ma con entrambe le mani (e anche chi tra Voi suona il pianoforte non avrà difficoltà a scoprire lo stratagemma), ciò che comporta sonorità senz’altro apprezzabili ma diverse da quelle concepite dall’Autore. Infine, molto accattivante ed interessante la versione di Jacques Février risalente all’8 Ottobre 1942 : non é troppo dissimile da quella raccolta il 19 aprile 1957 e recentemente riproposta sul CD EMI 7243 5 69464-2 , ricca - e consigliabile - antologia di interpretazione da manuale del pianista francese. Vi interesserà sapere che tra le tre proposte questa era la versione preferita da Ravel, il quale, scrivendo ad Ernest Ansermet da Parigi il 29 Ottobre 1937, quindi poche settimana prima della sua scomparsa - é questa una delle ultime lettere che di Ravel si conoscono - affermava: "(...) Jacques Février é il solo, penso, che attualmente conosca il mio concerto in modo da poterlo interpretare immediatamente (...)". Il CD LYS 270 comprende altresì il primo dei Miroirs, Noctuelles, interpretato dallo stesso pianista il giorno 11 Dicembre 1942 e ben due versioni di Jeau d’eaux interpretate da Cortot rispettivamente a Camden, negli Stati Uniti, il 1 Marzo 1923, e a Londra il giorno 11 Maggio 1931. Non si tratta di novità assolute in CD, essendo esse reperibili rispettivamente anche sui Biddulph LHW 015 e Biddulph LHW 006; quel che colpisce é la magia dell’interpretazione; Cortot riuscì a creare l’illusione di due distinti piani sonori, e quindi si trasforma in un illusionista, quasi - se mi passate il termine - in uno stregone. Ascoltare questa pagina da lui é esperienza unica, perché una tale raffinatezza tecnica ed interpretativa non può più essere dimenticata; ci si chiede - e la domanda non può aver risposta - come un uomo abbia potuto, alla tastiera, raggiungere questo risultato, quasi al di là dell’umana possibilità; se non fossero le nostre orecchie a smentirci, si potrebbe dire che può soltanto essere pensato ma non fisicamente realizzato. Invece....

Questo CD é insostituibile per gli amatori della musica francese, quella di Ravel in particolare, ma é consigliabile a chiunque ami "il bello"; tutti saranno sorpresi di come si possa ascoltare tre volte lo stesso concerto, interpretato in modo diverso, senza che la tensione venga a scemare. Il disco non é a buon mercato, ma il prezzo é giustificato, oltre che dal valore artistico, dal raffinato - e quindi costoso - lavoro di restauro di dischi a 78 giri ormai introvabili e dal fatto che é stato stampato un numero ridotto di copie, destinate a diventare rarità in breve tempo.

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Siete come me convinti che la musica pianistica contemporanea italiana sia negletta dalla discografia? Siete altresì persuasi che, sapendo cercare, si possono trovare musiche del Novecento italiano degne di ogni attenzione? Allora é giunto sullo scaffale un disco che vi affascinerà, appena pubblicato dalla Casa trevigiana Rivoalto (CRR 9810). Si tratta di un’antologia di brani pianistici di Gian Francesco Malipiero interpretati da Gino Gorini, che dell’opera pianistica del Maestro di Treviso fu il più importante ed apprezzato esegeta. Si pensi che furono affidate a lui le prime mondiali del Primo Concerto per pianoforte e orchestra ( Roma, Teatro Augusteo, 3 Aprile 1935, direttore Bernardino Molinari) e del Secondo (Duisdburg, Tonhalle, 6 Marzo 1939 direttore Otto Volkmann). Le pagine che costituiscono questa splendida antologia, tutte raccolte nel 1968 (si deplora l’imperdonabile mancanza della data esatta e della localizzazione delle registrazioni), coprono il periodo 1916-1959; si tratta di una summa, ovviamente, la quintessenza della produzione pianistica di Gian Francesco Malipiero; essa sarà interessante per chi si accostasse per la prima volta alla sua musica - e ne rimarrà, quasi certamente, estasiato - come per coloro che l’arte di Malipiero la frequentano da anni. La più famosa - e drammatica - di queste pagine é certamente la prima, scritta nel 1916. Si tratta del primo dei Poemi Asolani, la notte dei morti. Ecco quanto al riguardo scrisse l’Autore stesso, nel 1952: "Solo La notte dei morti, cioè il primo dei tre Poemi Asolani, è veramente lo specchio di me. Dai colli asolani avevo veduto accendersi tutti i cimiteri della pianura sino al Monte Grappa e quelle luci, accompagnate dai rintocchi delle campane, stavano già allora a dimostrare che solo i morti potevano ancora dirsi vivi. Eravamo al prologo della tragedia (...)". Chi, come me, conosce ed ama Asolo , apprezzerà ancora di più questa musica; chi non ha ancora avuto questa fortuna potrà rimediare, avendo così l’opportunità di vedere il panorama che ispirò questa pagina e, contestualmente, di rendere omaggio, nel locale cimitero, ai sepolcri di due immortali, quello della divina attrice Eleonora Duse e quello dell’illustre letterato Manara Valgimigli, luce della cultura veneta ed europea che ulteriormente illustrò con la sua cattedra all’Ateneo di Padova, gloria del Veneto nel mondo; naturalmente non mancherà di vedere - dall’esterno - la villa del Maestro nel cui parco i suoi resti mortali hanno trovato eterno riposo. Molto celebre anche "Barlumi", il secondo brano in programma, che é del 1917; di tutti il meno noto é forse il sesto ed ultimo, i "Cinque studi per domani" , che ricordo di aver ascoltato sul Terzo Programma RAI proprio da Gino Gorini, quando l’inchiostro usato per scriverli non era ancora completamente seccato. Sono, per certi aspetti, inquietanti e spiegano meglio di mille parole la poetica base dell’arte di Malipiero, ossia il suono in genere, e quindi anche la musica, intesi come pausa nel silenzio. Evidentemente il Maestro impresse su quei fogli l’inquietudine di un’epoca che lui solo, come sovente avviene agli artisti veri, antevedeva; quando ancora odoravano di inchiostro e Gorini li affidava alle onde della radio, l’Italia viaggiava in 600, i signori in Settebello e persino in aeroplano e l’Autostrada del Sole era in costruzione. Sembrava di essere nella mitica età dell’oro. Riascoltare, dopo quasi quarant’anni, questa musica dal medesimo illustre pianista, fu per me un "Amarcord", una ricerca di un tempo felice, quella della giovinezza, perduto e ritrovato, sia pure per un fuggevole attimo. La registrazione, considerando che ha trent’anni, é tecnicamente eccellente, il pianismo di Gorini sfavillante, anche per la sua assoluta perfezione che divenne, almeno per gli incalliti ascoltatori radiofonici della mia generazione, leggendaria. Un eccellente disco, quindi, il cui acquisto consiglio a tutti; non é da sottovalutare, tra i suoi molti pregi, la rarità dell’ascolto della musica di Gian Francesco Malipiero e anche...il prezzo abbordabile.

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Chi non ricorda Dino Ciani, pianista davvero grande, uomo di cultura musicale e letteraria raffinatissima e sfortunato ragazzo la cui esistenza fu spezzata, nel 1974, da un banale incidente stradale? Anche lui, come Gorini, era spesso il protagonista di emissione radiofoniche serali della RAI di quei lontani anni; chi, come me, era allora giovane, oltre che apprezzare il grande e coltissimo artista - si pensi alla riproposta delle quattro Sonate di Weber in Italia e la quasi imposizione della musica di Bela Bartok - si immedesimava anche nella persona; un ragazzo che suonava tanto bene era affascinante, rinverdiva il mito di Orfeo, le ragazze ne erano innamorate e noi ragazzi che suonavamo il pianoforte lo avevamo eletto nostro modello ideale: alzi la mano chi, allora, non avrebbe voluto essere per un momento Dino e non abbia provato almeno una punta di - benevola, s’intende! - invidia per Lui! In quei lontani anni era attivo anche un suo coetaneo (entrambi nacquero nel 1941), Maurizio Pollini, ma noi lo ammiravamo con altri occhi, perché da quell’astro emanava una luce selenite che sottolineava già allora la distanza tra il concertista e l’ascoltatore. Probabilmente era un’impressione e null’altro ma noi giovani - di allora - ci sentivamo spiritualmente più affini a Dino, mentre Pollini lo vedevamo già nell’empireo dei grandi dove il tempo l’ha poi giustamente collocato e dove sarebbe giunto anche Ciani, se non fosse improvvisamente scomparso. Dopo la sua tragica ed inaspettata dipartita, la sua figura fu onorata da molti dischi di vinile, sollecitati anche dalla famiglia, attenta e generosa custode della sua memoria anche artistica; seguì un periodo di cui si parlò ben poco di Lui; tutti noi che l’avevamo apprezzato - ed amato - in vita ci eravamo quasi rassegnati all’oblio e ci tenevamo ben cari, pegno di memoria e di giovinezza, i suoi vecchi dischi. L’avvento del CD segnò anche la resurrezione delle musiche interpretate da Dino Ciani. Cominciò l’Arkadia a pubblicare molti concerti completi del compianto pianista; seguirono, quasi insieme, un cofanetto della Dynamic (CDS 04/1-5), composto da ben cinque CD ed una serie sciolta di CD della Stradivarius (STR 10005, 10014, 10015, 10016, 10041). E' materiale attualmente quasi irreperibile, se non per fortunata combinazione: si trattava di eccellenti registrazioni palpitanti di vita e di significato artistico. Seguirono alcune ristampe Cetra (CDRA 2021, CDAR 2035, CDC 37), tutte ancora reperibili a buon prezzo, e finalmente quelle della DG. L’anno scorso si vide il cofanetto DG 457 102-2 contenente l'intero concerto tenuto al Piccolo Teatro di Milano, nella vecchia sede di via Rovello, la sera del 16 Dicembre 1973; Ciani suonò l’integrale dei Notturni di Chopin; interpretazione discussa e discutibile, ma il documento - che già si era visto prima su LP della DG, poi in CD Arkadia - é straordinario; tra l’altro, all’inizio, ascoltiamo la voce di Ciani che presenta la serata. Il secondo CD dell’album è completato ed impreziosito da altri brani chopiniani ripresi a Roma il 10 Dicembre 1971. In questi mesi la DG si é ripetuta ed ha pubblicato il cofanetto DG 457 802-2 contenente le registrazione dei due libri dei Préludes di Debussy che il compianto ragazzo aveva effettuato alla Plenarsaal dell’ Akademie der Wissenschaften di Monaco di Baviera nell’Aprile del 1972; una parte di esse era già stata pubblicata nel CD DG 439 442-2, che conteneva un infelice accostamento Ciani-Vasary. Due CD meravigliosi, completati da una selezione delle Novelleten Opera 21 di Schumann registrati nella stessa sala nell’aprile 1969, ulteriore testimonianza della capacità tecnica e profonda meditazione di quello sfortunato artista; consigliare l’acquisto é superfluo.

Altra primizia per i tanti suoi estimatori; come sappiamo, fu il primo pianista contemporaneo a riproporre in Italia l’integrale delle sonate di Weber che registrò per Ricordi, a Milano, nel 1967; i dischi originali sono introvabili, ma esiste un’eccellente - ma non economica - ristampa in CD (Arlecchino ARL 69-70); la ricostruzione tecnica della registrazione é impeccabile, il suono ottimo. Poco tempo dopo quella performance, Ciani registrò le Sonate 2 e 3 in Germania, e la DG commercializzò i relativi LP, che non vennero mai più ristampati. Sono finalmente disponibili nell’album DG 459 283-2, che comprende anche la Partita n.6 BWV. 830 ed i Preludi e Fughe BWV.853 e 857 di J.S.Bach. Si deplora la mancanza di precisione circa le date e la localizzazione delle registrazioni . Il prezzo è del tutto abbordabile.

Altre ristampe delle numerose registrazioni Cetra, comparse nella serie di LP "ITALIA"" non sono purtroppo in programma, ancorché auspicabili. Speriamo che questa nota smuova le acque. Una proposta: vogliamo scrivere alla Casa per sollecitare la pubblicazione di questi CD?

 

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Avrete notato come, da qualche tempo, sia in corso un revival della musica di Ernesto Lecuona. Si discute se sia da annoverare, come quella di Gershwin, tra la musica classica oppure no; chiacchiere, ovviamente, che lasciano il tempo che trovano. Quel che é certo é il fatto, incontrovertibile, che Lecuona ci ha lasciato alcune pagine magnifiche, che rimarranno nella letteratura pianistica, oltre a moltissime altre, più o meno ispirate e di conseguenza più o meno belle, ma sempre interessanti e di piacevole ascolto. I miei coetanei ricorderanno perfettamente le interpretazione dello stesso Lecuona (recentemente ristampate dalla RCA su un doppio CD che però non é in commercio in Italia, chissà perché), la loro versione italiana ad opera del più simpatico dei "commenda" milanesi, Alberto Rabagliati, che conobbe il Maestro negli anni Trenta e lavorò a lungo con lui e con il suo complesso, "Lecuona Cuban Boys", del violista Helmut Zacarias, dei grandi entertainers americani Carmen Cavallaro e Victor Liberace. Cinquantenni, ricordate "Ballate con noi!", nel tardo pomeriggio, alla radio? Quanta musica di Lecuona abbiamo gustato! E quale grande eleganza interpretativa in quei magnifici esecutori! E chi di noi, giovani d’allora, non ha almeno una volta suonato - o tentato di suonare - alla propria ragazza Andalucia o Malagueña!; i più intraprendenti tra noi facevano il verso a Rabagliati, al nostro caro e simpatico "Raba", e cantavano alla fanciulla del cuore Maria-La-O o Siboney! Bei tempi. L’integrale pianistica dell’opera di Lecuona interpretata da Thomas Tirino e pubblicata dalla BIS, giunta al IV volume (è imminente l’uscita del V ed ultimo) presenta la musica in quella che é la sua veste "classica". Piero Rattalino trova che forse é trattata in modo troppo serio ("sembra Beethoven", scrive il critico milanese); per un aspetto condivido il suo giudizio, perché è andata se non perduta almeno molto attenuata quella componente frizzante e spiritosa che ne era uno dei motivi di fascino, ma a me sembra questa l’unica possibile forma con cui rivestire oggi quella musica, perché avrebbe poco senso riproporre gli arrangiamenti di Liberace o di Cavallaro, o se parliamo di trascrizioni orchestrali di Morton Gould o Helmut Zacarias, indissolubilmente legati a quegli interpreti e all’epoca in cui operarono; sarebbero una caricatura, un grottesco anacronismo. La Dynamic propone ora una ragionata antologia (CD S 2007) di musiche di Lecuona interpretate da una validissima pianista italiana, Cristiana Pegoraro. Ebbi occasione di ascoltarla nell’interpretazione di Scarlatti e ne riportai favorevole impressione, ulteriormente confermata in questa circostanza e in un repertorio completamente diverso. Questa bella fanciulla si muove con grazia e insospettabile vigore in una pagina molto difficile - interpretativamente parlando - come "Ante el Escorial", di cui in Italia fu indimenticato ed insuperabile interprete il compianto pianista bolognese Luciano Sangiorgi, ma si rivela altrettanto convincente nel "Lecuona confidenziale" delle Danzas Afro-Cubanas o della Suite Andalucia. Da notare che il secondo brano della celebre suite, scritta nel 1928, che dà il nome all’intera opera, viene suonato dalla Pegoraro nella tonalità originale di Re maggiore in cui fu scritto; sottolineo questo perché Lecuona aveva l’abitudine di suonarlo, invece, in Re b. maggiore, e da gran tempo tutti i pianisti usano questa tonalità che, spartito alla mano, è sbagliata (il fatto che la usasse Lecuona significa nulla; era una licenza che lui e lui solo poteva prendersi sulla sua musica, ma non altri. Però l’abitudine era ed è rimasta, perché anche Tirino la segue). Un buon disco, dunque; la ripresa sonora, effettuata il 22 e 23 Settembre 1997 al Patrych Sound Studio di New York su un pianoforte Stenway & Sons gran coda, è eccellente, ed è il logico complemento di un’ora di buona ed onesta musica, scritta con il preciso proposito di divertire l’ascoltatore senza farlo pensare troppo (a parte il caso di Ante el Escorial), e suonata in modo elegante ed impeccabile. Ultima lode al prezzo del disco, molto contenuto.

A chi fosse interessato all’ascolto di altre pagine interpretate da Cristiana Pegoraro consiglio caldamente il CD di Scarlatti (Nuova Era 7277) contenente ben sedici Sonate riprese all’Accademia Bartolomeo Cristofori di Firenze nei giorni 8 e 9 Luglio 1996. La pianista si dimostra colta ed intelligente nella scelta delle Sonate proposte, alcune delle quali di raro o rarissimo ascolto; buona ed interessante l’interpretazione, anche se, ovviamente, non sono proponibili paragoni con quelle di Vladimir Horowitz o di Maria Tipo. Sono convinto che, se continuerà a coltivare questo Autore, la Pegoraro potrebbe avere, con il trascorrere del tempo e quindi con la raggiunta maturità, un posto non certamente di secondo piano tra i pianisti che hanno proposto le sonate dell’immortale maestro napoletano. Ancora dalla medesima pianista si può ascoltare una interessante antologia (Nuova Era 7209) di musiche di Chopin, ripresa al Teatro Sociale di Soresina nel periodo 24-30 Gennaio 1994 oppure di Schumann (Nuova Era 7236) raccolta al Palazzo della Cultura a Sofia nel periodo 24, 25 e 26 Gennaio 1995; questi due dischi, francamente, mi sono piaciuti ma li trovo meno interessanti degli altri, pur notando che anche qui la pianista ha operato una scelta intelligente offrendo pagine meno frequentate - si fa per dire -; purtroppo esiste un mare magnum di registrazioni di questi Autori, alcune di assoluto ed incontestabile riferimento e quindi dire qualcosa di nuovo è ardua impresa. Che qui non è riuscita, dato e non concesso che sia stata tentata. Avrei apprezzato altre due dischi di Scarlatti ma non rimpiango di avere acquistati anche questi, anzi consiglio anche a Voi di fare altrettanto perché si tratta di interpretazioni non certamente di riferimento ma né banali né, tantomeno, scontate e che si fanno certamente ricordare a condizione di non paragonarle a quelle di Cortot o di Horowitz, ovviamente. L’unico neo è il prezzo; per una artista esordiente dovrebbe essere molto più moderato altrimenti c’è il rischio che l’appassionato non precisamente curioso e desideroso di percorrere nuove strade d’ascolto si rivolga a incisioni di sicuro richiamo che, oltre a tutto, costano poco più della metà di queste. Chissà se la Nuova Era si è resa conto di questo problema!

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Arriva sullo scaffale il bellissimo cofanetto Philips 462 358-2, di elegante cartoncino, dedicato totalmente a Beethoven interpretato dal Monarca del pianoforte, Claudio Arrau; è di formato molto piccolo e sta tranquillamente in tasca e quindi è possibile ascoltare i 14 CD che contiene anche sull’automobile, per chi di voi ha il lettore di CD a bordo. Cosa racchiude questo "scrigno delle meraviglie"? Anzitutto il medesimo contenuto del precedente cofanetto Philips 432 301-2, da 11 CD (cui si affianca ma, almeno per ora, non sostituisce), ossia l’integrale della prima versione delle 32 Sonate, corredate dalle variazioni Opera 34, Opera 35, Wo080. Ma c’è dell’altro, e quale altro! Vi sono i cinque Concerti per pianoforte e orchestra, la prima edizione che Arrau registrò per la Philips, con l’Orchestra del Concertgebouw di Amsterdam diretta da Bernard Haitink. Io ricordo bene la versione su vinile, mai ristampata fino ad ora, della vecchia Arrau Edition; il montaggio della registrazione lasciava parecchio a desiderare e vi erano numerose pecche nella ripresa de pianoforte dovute ai tecnici del suono. Questa ristampa, che utilizza la tecnologia a 24 bit, ha fatto risorgere a nuova vita quelle registrazioni che sono ora irriconoscibili, splendide, con un suono "bello" e "denso". Anche le Sonate e le Variazioni, che pure erano già quasi impeccabili, mi sembra abbiano acquistato qualcosa in questa accuratissima ricostruzione tecnica. Il cofanetto racchiude anche il Rondò opera 51 n.2, le variazioni Opera 120 e il Concerto Opera 56 in Do maggiore per Pianoforte, Violino, Cello e Orchestra registrato a Londra il 10 Settembre 1970, quest’ultimo però anche disponibile sul CD Philips - economico - Philips 426 631-2 ancora in commercio. La Philips, finalmente, indica la localizzazione delle registrazioni e la data semicompleta; manca ancora il giorno ed io insisto: l’indicazione della data DEVE essere completa anche del giorno, perché così esigono la completezza dell’informazione e l’esattezza del dato storico, essendo queste registrazioni immortali punti di riferimento per gli esecutori - e gli ascoltatori - futuri.

Il cofanetto è ceduto ad un prezzo assai mite e anche questo, non c’è da dubitarne, contribuirà ad un sicuro successo, anche dal lato commerciale.

Speriamo che Philips ripubblichi a breve scadenza le altre Sonate di Beethoven interpretate da Arrau già comparse in CD eppoi, chissà perché, tolte quasi subito dal commercio. Il Maestro contava di registrare una nuova integrale delle Sonate con criteri interpretativi nuovi; purtroppo la sua giornata terrena si concluse prima che questo progetto giungesse a compimento e quindi sarebbe opportuno, per onorare la sua memoria, pubblicare quanto ha lasciato di quel monumento incompiuto. D’altra parte si tratta soltanto di pochi dischi, purtroppo. Ancora una proposta per la Casa olandese; anni addietro pubblicò una cassetta VHS, ormai introvabile, del concerto tenuto dal Maestro alla Avery Fisher Hall di New York il 6 Febbraio 1983, in occasione del suo ottantesimo compleanno. Il suono, pur trattandosi di una videocassetta, era stupendo; dell’aspetto artistico del concerto non parliamo neppure. Non sarebbe una buona idea pubblicare l’album CD di quell’evento, magari da appendere all’abete natalizio? Tutti noi ammiratori del grande Arrau aspettiamo con ansia questo momento...

 

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Da qualche tempo Philips sta giustamente riproponendo - per di più in cofanetti di cartoncino, simili a quello di Arrau, molto belli graficamente e poco ingombranti, qualità apprezzabile per le case di oggi che sono sempre più anguste - registrazioni di una illustre pianista, Ingrid Häbler; proveniente dalla VOX, fu una delle colonne della sua "scuderia di pianisti" di trent’anni addietro. Donna intelligente e coltissima, pianista dotata tecnicamente ed interpretativamente, fu per molti versi affine a Lili Kraus. Philips ha recentemente riproposto l’integrale delle opere per pianoforte solo, per due pianoforti e per pianoforte a quattro mani di Schubert e di Mozart e dei concerti per pianoforte ed orchestra sempre di Mozart. E’ giunto in questi giorni sullo scaffale un bellissimo cofanetto della Casa giapponese Denon (CO 79426/30) contenente l’integrale delle Sonate di Wolfgang Amadeus Mozart e la Fantasia K.457. Questa proposta è meno ricca di quella Philips, ma le registrazioni sono molto più recenti (furono riprese in Germania tra il 1989 ed il 1991; la data e la localizzazione di esse sono citate per esteso) e la ripresa del suono del pianoforte della Denon, secondo molti amatori, tra i quali mi metto anch’io, non ha eguale al mondo. A parte questa considerazione, l’interpretazione presente sulle due versioni è sostanzialmente la stessa, fatta salva qualche inevitabile variante. Ma vi è una sorpresa; tutti sappiamo come i CD Denon siano straordinari, ma anche terribilmente cari; la sorpresa consiste nel fatto che, per ragioni che ignoro, ma che immagino dovute alla concorrenza del più completo, sebbene più vecchio, prodotto Philips, il cofanetto viene ceduto a una cifra risibile, tanto che il suo acquisto è pienamente giustificato anche per chi ha già la versione Philips. Poiché la quantità dei pezzi é limitata, gli interessati faranno bene ad informarsi per tempo circa la disponibilità.

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La nostra conversazione, che mi auguro sia stata per Voi piacevole, si ferma qui, anche per non sottoporVi a tentazioni troppo forti e non essere corresponsabile di falle nei vostri bilanci famigliari e conseguenti liti con moglie, madri e fidanzate; in casa mia succede dal tempo degli ultimi 78 giri...

A presto ritrovarci.

Claudio Pedrazzini

 

Ó Prof. Claudio Pedrazzini - Brescia

 

 

Presso IPERDUE sono correntemente disponibili (salvo il venduto) TUTTI i CD recensiti in questa rassegna, anche quelli unicamente presenti in forma di citazione. I Sigg. Clienti sono cordialmente invitati a telefonare preventivamente per informazioni circa la loro pronta disponibilità e i prezzi. Grazie!

 

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