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Antonio Vivaldi: CONCERTI OP.10
Alessandro Marcello - Giovanni Platti: CONCERTI PER OBOE
Frans Brüggen, flauto dolce e traverso
Bruce Haynes, oboe
Membri dell'Orchestra del Secolo XVIII
Baroque Orchestra
In questo disco dell'etichetta Seon possiamo ascoltare un'interpretazione datata (1979) ma sensibilissima di Frans Brüggen, a suo tempo riscopritore del flauto barocco, nel taglio "diritto" e "traverso". Infatti questo artista preferisce dirigere la sua orchestra che esibirsi come solista, nonostante la sua indubbia padronanza tecnica degli strumenti dei quali è diventato un grande maestro.
I concerti qui raccolti mettono in gran risalto le sue doti e rendono un buon servizio alla musica di Antonio Vivaldi, autore oggi fin troppo noto per le sue bellissime musiche strumentali e quanto mai trascurato per il resto della sua produzione, sia sacra, sia teatrale.
Intorno ai primi decenni del '700, il cosiddetto flauto "tedesco", quello traverso, aveva quasi del tutto soppiantato il buon vecchio flauto dolce, anche se l'eco di questo successo giunse tardi in Italia, dove peraltro l'eccellenza della musica strumentale aveva contagiato i musicisti d'oltralpe, facendoli diventare accaniti imitatori.
L'importanza del nuovo flauto determinò la commissione a Vivaldi, da parte dell'editore Roger di Amsterdam, di una collezione di sei concerti. Vivaldi accolse la proposta, ma si limitò a modificare cinque concerti scritti per il flauto dolce; ne aggiunse poi uno completamente nuovo, e il gruppo richiesto fu pronto per le stampe, divenendo così l'ormai celebre 'opera 10'. Ogni concerto presenta delle piacevoli trovate, come nel famoso intitolato "Il Cardellino", dove il flauto si lancia nell'imitazione del delicato animale con trilli, volate, cadenze di una certa complessità, ma sempre ricche di gioia e vitalità. Bellissimo, poi, il movimento centrale, un cantabile tenero e malinconico.
Il titolo di questo concerto è solo un esempio delle stravaganze del "Prete Rosso", com'era soprannominato dai suoi concittadini veneziani. Infatti, nell'op.10 possiamo trovare altri due concerti con titolo: "La tempesta di mare", dove il flauto e il complesso accompagnatore descrivono mari tumultuosi, e "La notte", in cui persino alcuni movimenti vengono titolati, come il secondo, "I Fantasmi", e il terzo, "Il sonno", entrambi accomunati da un senso dell'emozione e dell'atmosfera che lasciano senza parole.
Tale è l'arte vivaldiana, ma talvolta è stata deturpata da esecuzioni senza vita, scarsa attenzione per i ritmi e per le delicatezze in essa presenti. Per esempio, abbiamo avuto modo di ascoltare la prova non del tutto buona di Giovanni Antonini, giovane flautista italiano, col suo gruppo "Il Giardino Armonico": troppo rudi e a volte "brutali", per una musica fatta si di furia, ma non solo.
Molto posato, attento e preciso, Frans Brüggen coglie ogni preziosismo, ogni dolcezza, oltre una certa eleganza che rende la sua interpretazione molto gradevole tanto da poter essere ascoltata più di una volta senza problemi. Non mancano certo forza e grinta, anche se queste latitano un po' nel gruppo che l'accompagna.
Osserviamo che Brüggen propone le versioni "primitive" di questi concerti: solo due sono eseguiti al flauto traverso. L'accompagnamento è a parti reali e talvolta supportato dalla presenza di un oboe e di un fagotto, rendendo l'esecuzione più vicina a concerti da camera che concerti con orchestra.
Il disco è completato da due concerti per oboe. Il primo è quello celeberrimo di Alessandro Marcello, mentre il secondo è di un compositore a cavallo tra barocco e classicismo (diciamo "rococò"), Giovanni Platti. Anche se i due si collocano, l'uno rispetto all'altro, a livelli di profondità differenti (le malinconie di Marcello sono ben altra cosa rispetto alle raffinatezze esteriori di Platti), offrono una buona visione dei modi compositivi dell'epoca. L'accompagnamento è fornito da un gruppo d'archi, un po' più consistente nel numero rispetto alle esecuzioni vivaldiane, diretto da Brüggen, che sceglie una linea molto equilibrata, dove il solista risalta sempre senza eccessi. L'oboista Bruce Haynes suona bene, anche se ci sembra talvolta piatto ed emotivamente poco pregnante in Marcello, mentre si trova decisamente a suo agio nel concerto di Platti, di cui evidenzia il tocco vellutato ed elegante, fiorendo con disinvoltura nelle cadenze.
Gian Luca Marcialis
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