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AMERICAN PIANO MUSIC

Brani di Carter, Ives e Copland per pianoforte

Pianista: Francesco Caramiello.

Agorà - DDD

 

La musica orchestrale statunitense è, per molta parte del pubblico, circoscritta ai nomi di Gershwin e Bernstein. Se, poi, restringiamo il campo all'ambito pianistico, il discorso si fa ancora più problematico. E' quindi degna di nota la proposta della casa discografica Agorà che in un suo disco raccoglie brani per pianoforte composti da Elliot Carter (*1908), Charles Ives (1874-1954) e Aaron Copland (1900-1990), tre fra i massimi autori americani. Il cd inizia con la Sonata per pianoforte di Carter, risalente alla metà degli anni '40, divisa in due movimenti che contengono sia numerosi richiami di derivazione jazzistica che elementi propri della musica europea del Novecento. La singolare figura di Ives, che fino al 1930 lavorò come assicuratore dedicandosi alla composizione solo nel tempo libero, emerge dai due Studi per pianoforte (n. 22 e n.23). Si tratta di pezzi brevissimi creati nel 1911 e caratterizzati da uno stile sorprendentemente in anticipo rispetto all'epoca nella quale furono scritti. Vicini alla tradizione popolare sono invece il Piano blues n.3 (1948) e la Sonata per pianoforte (1939-41) di Copland, anche se in essi non mancano accenni di modernità. Un discorso a parte merita Francesco Caramiello, pianista di fama internazionale ed eccezionale interprete delle diverse composizioni. Già distintosi in apprezzatissime registrazioni rivolte a brani di Martucci e Sgambati e quindi pervase da una elevata dose di romanticismo, riesce a dare la giusta connotazione anche a pagine notevolmente distanti quali risultano quelle registrate nel cd in esame. E per noi questo rappresenta un motivo di ulteriore ammirazione in quanto riteniamo che sia sempre più raro trovare un grande artista in possesso di un notevolissimo bagaglio tecnico come Caramiello che, non solo non si limita a riposare sugli allori, ma sceglie orizzonti sempre nuovi quando coincidono con la sua sensibilità. Il risultato finale premia quindi il coraggio di un pianista che, con il suo indiscutibile virtuosismo, apre una significativa finestra su opere e autori statunitensi finora poco frequentati.

 

Marco del Vaglio

 

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