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Il Loggione
Intervista a Savall
Il giorno 3 aprile 2002 alle ore
16 Jordi Savall è stato ospite di Iperdue.
Nel negozio di Brescia in via Dante 15 ha tenuto una conferenza e si è
intrattenuto con i nostri Clienti. Ecco la trascrizione di alcuni passaggi della
conferenza-incontro tenuto da Jordi Savall nel nostro negozio.
DOMANDA - Nella musica barocca più solare e scintillante, come Lully, Savall è capace di restituire regalità e potenza a queste musiche ma nello stesso tempo è capace anche di venarle di un senso del tempo che scorre tipicamente secentesco. Nei brani per viola da gamba sola, invece, più intimi e più introversi legati alla caducità del mondo Savall fa emergere la fierezza dell'uomo e il suo essere al centro del cosmo. Come è possibile attraversare spazi così lontani, spiriti così diverse, musiche apparentemente così opposte?
SAVALL
- Anche se la viola, l'orchestra e il canto sembrano appartenere a mondi diversi
tra loro, la musica è una sola, sono solo i mezzi che cambiano perché essa si
basa su elementi definiti che conducono alla nascita di una sorta di dialogo. La
musica non si può dominare: o si dialoga con essa o non si ottiene niente.
Questa è la mia filosofia: se uno vuole fare bene la musica, deve lasciare la
musica nel suo spazio, nella sua dimensione, e cercare di dialogarci assieme. La
musica ha una dimensione che è fatta di molti elementi che noi dobbiamo in
qualche modo reinventare, nel senso che purtroppo disponiamo solo di pochi
riferimenti nei confronti della musica che il compositore ha originariamente
immaginato perché noi ci troviamo ormai lontani molti secoli dal momento
creativo e si sono frapposte molte generazioni di prassi esecutive. Dobbiamo
dunque cercare di ritrovare quei punti che vediamo il più vicini possibili allo
stile dell'epoca, ma questo si deve fare con il massimo di umiltà perché il
peggio che si possa fare è il pensare che uno sappia tutto, che uno sia il
migliore e possa fare ciò che vuole. L'umiltà è la prima condizione per fare
in modo che si possa intraprendere il cammino che porterà a capire a fondo una
musica: verrà così a crearsi una relazione nella quale si sente proprio che la
musica fa ritornare l'amore che ci abbiamo messo dentro nel farla, ed è questo
il segno principale che ci porta a dire che le cose funzionano. Quando si fa un
investimento di tempo e di amore nell'imparare a conoscere il mondo in cui una
musica è stata scritta, questo investimento poi ritorna indietro moltiplicato,
e dopo aver fatto questo cammino ci si sente come a casa, e si può
"parlare" liberamente senza fare una traduzione simultanea come quella
che sto facendo io in questo momento (Savall sta rispondendo in lingua
italiana, ndr).
Da questa condizione discende quell'elemento così importante che è la libertà,
che non è altro che una somma di elementi quali la conoscenza e il controllo
della tecnica dello strumento, componenti che permettono di fare in modo tale da
consentire che la musica vada per se stessa dall'esecutore all'ascoltatore. La
libertà è una condizione fondamentale per una buona interpretazione, ma la
libertà non significa fare ciò che uno vuole bensì rappresenta il frutto di
più componenti quali la maturità e la conoscenza profonda della musica; è una
cosa che si apprende solo col tempo...
DOMANDA
- Il maestro Savall ha sempre
cercato di valorizzare il popolo: "un popolo senza memoria non ha
futuro" ha scritto. Ci può parlare di queste radici che appartengono alla
sua storia?
SAVALL
- Come si può fare una musica se non si possiede una relazione con le radici
della cultura da cui ha origine? Se noi non comprendiamo le radici possiamo
capire solo la parte superficiale, che è quella meno essenziale. Sono convinto
che le radici siano quegli elementi fondamentali per ritrovare tutte le varietà
di influenza esistenti tra musica e cultura, diversità che vanno dalla Grecia
antica, dal mondo romano, ortodosso, cristiano, giudeo e arabo. Sono tutti
elementi che hanno marcato l'inizio e la evoluzione della civilizzazione europea
e sono presenti nello scorrere della storia della musica spesso in una forma che
non è così facile da vedere. Se uno studia questa storia capisce molte cose e
comprende perché in quel dato momento c'è stato un cambio, perché in quel
dato momento cresce e si sviluppa in una data zona dell'Europa un'arte
dell'improvvisazione e della variazione che prima non era presente, perché
nasce la polifonia, ecc.
Una dei più grandi contributi
della civilizzazione europea è stata questa codificazione del linguaggio
musicale che ha fatto di questo linguaggio non solo l'esplosione della cultura
europea ma anche un linguaggio che è stato accettato come lingua universale in
migliaia di musiche diverse, e questo già a partire dal canto gregoriano. Detto
tra parentesi: uno dei più grandi disastri culturali della nostra epoca è
stata l'eliminazione del canto gregoriano dalla liturgia cristiana, perché ciò
è equivalso ad eliminare le nostre radici, e questo ha e avrà profonde
conseguenze nel tempo da momento che ci siamo privarti di un linguaggio non solo
estetico ma anche spirituale molto potente e sviluppato.
Uno dei privilegi più importanti che possiede un musicista penso sia quello di
poter dialogare con diverse culture, con persone con le quali parlando non ci si
capirebbe per via della lingua, ma con le quali cantando tutto diventa più
chiaro e immediato. La cosa più bella per me è andare all'estero, anche in
altri continenti, e fare sentire le musiche come quelle di Del Enzina,
Monteverdi e Bach, e vedere che queste musiche piacciono e sono capite.
DOMANDA - Come mai ha scelto uno strumento come il violoncello e la viola da gamba?
SAVALL
- Ho cantato per quasi 14 anni, e quando ho perduto la mia voce mi sono sentito
un po' vuoto. Ho quindi iniziato a suonare tutti quegli strumenti che si suonano
durante l'adolescenza come la chitarra, le percussioni, l'armonica, ecc. finché
ho scoperto questo strumento e mi è piaciuto moltissimo per la sua capacità di
"cantare", di "parlare" come la voce umana. Essendo catalano
conoscevo bene Pablo Casals, e una delle cose che più mi aveva colpito
era la storia incredibile di un ragazzo che va in un negozio e trova una
partitura con le suite per violoncello di J.S. Bach e la studia per 10 anni finché
un giorno le fa suonare dicendo: "sentite come sono semplici mentre in
realtà non lo sono affatto". Anch'io ho cercato in qualche modo di trovare
le mie suite, e per questo quando studiavo cercavo sempre partiture diverse da
quelle che suonavano i miei colleghi e così ho iniziato con Marais, Bach,
Simpson e tante altre musiche che erano musiche originali per viola, anche se al
momento non sempre me ne rendevo conto. Al conservatorio tutti volevano sempre
fare Haydn e Mozart mentre io portavo nella mia tasca l'arte della fuga di Bach
e dicevo: "facciamo questa robetta qui", ma rispondevano "ma no,
ma no, è noioso..."(risate del pubblico) e dovetti lottare non poco
per introdurre ogni tanto anche la "mia" fuga che era molto più
difficile di un quartetto...
Non sapevo se la viola da gamba avesse un repertorio significativo, conoscevo
cose belle ma non sapevo quante ce ne fossero, finché sono stato nella
Biblioteca di Parigi e nel British Museum dove trovai una notevole
quantità di musiche che nessuno suonava, e questo è stato per me quello che mi
ha fatto dire: "ma una musica così bella perché non deve essere
suonata?". Al tempo, quando ho iniziato a suonare il violoncello, la mia
famiglia e miei amici mi dicevano: "vai a morire di fame!". Infatti
negli anni '50 iniziavano a diffondersi le macchine per la riproduzione del
suono sicché tutti i musicisti che suonavano alla domenica il quartetto col
pianoforte si trovavano senza lavoro, sicché per la gente comune l'essere
musicista equivaleva ad essere una persona senza lavoro. Oggi penso invece che
se non avessi fatto quello che ho fatto, ora mi sarei sentito male; quando si ha
la fortuna di fare ciò che si ama, è una cosa meravigliosa... [...]
DOMANDA - Spesso si nota che in gruppi di musica antica musicisti giovani nutrono una sorta di diffidenza o addirittura di odio nei confronti della musica dell'Ottocento, allo stesso modo in cui si possono trovare persone che vanno a concerti di musica dell'Ottocento e hanno diffidenza nei confronti della musica antica. Le vorrei chiedere: sono davvero due mondi così incompatibili? Lo spirito umano è unico nella storia occidentale oppure c'è davvero una frattura tra musica antica e dell'Ottocento?
SAVALL
- Penso che la frattura sia da ricercare nella mentalità e non nella musica
perché forse quello che la persona non capisce è semplicemente dovuto al fatto
che non ha avuto curiosità o le è mancata una certa formazione. Il recupero
del suono originale è una delle rivoluzioni della nostra epoca, e molti
interpreti si trovano con una parte della società che non li comprendono o non
li accettano perché ciò porta ad un inevitabile processo di ripensamento,
ricominciare di nuovo, il loro mondo perde la sua stabilità e tutto viene a
mettersi in dubbio... questo può spiegare questa diffidenza. Lo stesso vale per
quei giovani che sono educati alla musica barocca, rinascimentale e medievale:
quando sentono una sinfonia di Beethoven davanti a certi finali si chiedono a
cosa serva questa ripetizione che appare loro troppo pretenziosa o distante...
Ho visto bambini non capire una sinfonia di Beethoven mentre sono attratti dalle
Lachrimae di Dowland o da un pezzo di Bach. Ma anche in questo si tratta
di far capire la differenza.
Va forse ricordata quella situazione storica che dura fino al 1826 quando si
interpreta per la prima volta una Passione di Bach completa con la
riorchestrazione di Mendelssohn: questa è una grande novità, fino a quel tempo
infatti si pensava che una musica nuova fosse migliore di una antica. Se
prendiamo la vita di Haydn e Mozart di Sthendal questo concetto ci appare
chiarissimo: si dice che adesso ci sono finalmente compositori che hanno
imparato a fare composizioni belle in grado di dominare la tecnica e capaci di
fare melodie che si capiscono, non come quei compositori del Barocco che fanno
contrappunti incomprensibili con una voce sopra l'altra...
Questo è quello che oggi stiamo recuperando, perché la storia della musica è
stata influenzata da quello che noi siamo soliti chiamare Rinascimento. Il
Rinascimento è la scoperta della cultura della Grecia antica, quindi dei testi
letterari, dell'architettura, ecc. e giunge come una specie di esplosione
interna che porta ad un ritorno al classicismo. Per la musica questo non è
successo perchè non era rimasta alcuna musica che si potesse ascoltare, dunque
mancavano modelli per farla diventare classica. Per questo si è cercato di
comporre ogni volta in modo diverso, e un Monteverdi ha ritrovato nella sua
fantasia questo linguaggio della Grecia antica col recitativo tipico della declamazione
del teatro greco. Tutto ciò portò al punto che ogni volta che si realizzava
un'opera la si rappresentava solo poche volte e poi la si abbandonava perché ne
arrivava un'altra che si riteneva fosse più bella ed interessante. Si dovette
arrivare a Mozart per iniziare a mettere in dubbio questa situazione, e così
con Mendelssohn cominciò questa riscoperta. Oggi, grazie alle possibilità che
ci offre il disco, possiamo finalmente avere l'accesso a questi mondi
straordinari così lontani nel tempo dal nostro... [...]
( Trascrizione e revisione di A.Galli - © 2002 )
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